L’origine del tè in India
Il tè in India si sviluppa a partire dal XIX secolo, durante il periodo coloniale britannico. Gli
inglesi decisero di coltivarlo nelle loro colonie per ridurre la dipendenza dalle importazioni dalla
Cina, avviando così una produzione destinata a crescere rapidamente.
Nel 1823 furono scoperti alberi di tè selvatici nella regione dell’Assam, dando inizio alle prime
coltivazioni organizzate. Nel tempo, grazie anche all’introduzione di metodi di lavorazione più
efficienti, l’India è diventata uno dei principali produttori di tè al mondo.
Oggi il paese produce principalmente tè neri, lavorati con il metodo ortodosso, che prevede
diverse fasi di lavorazione per valorizzare aromi e caratteristiche delle foglie.
Le principali regioni e i giardini del tè indiano
Le caratteristiche del tè indiano variano molto in base alla zona di produzione. Le regioni più importanti sono Assam, Darjeeling e Nilgiri, ognuna con condizioni climatiche e altitudini differenti.
Il Darjeeling, situato ai piedi dell’Himalaya, è una delle aree più rinomate. Qui il tè cresce in contesti paesaggistici molto particolari: colline ricoperte da filari di piante, spesso immerse nella nebbia e caratterizzate da un clima fresco e umido.
Queste zone furono sviluppate dagli inglesi anche come luoghi di villeggiatura e sanatorio, grazie a un clima più mite rispetto alle pianure. I giardini del tè rappresentano ancora oggi un elemento distintivo: veri e propri paesaggi culturali, in cui ogni piantagione ha una propria identità e spesso dà il nome al tè stesso.

La degustazione del 14 marzo: un’esperienza di scoperta
In questo contesto si inserisce la degustazione del 14 marzo organizzata da “Il Mondo di Eutèpia”, pensata come un momento di avvicinamento al tè indiano.
Durante l’incontro sono state assaggiate diverse tipologie provenienti da varie regioni, mettendo in evidenza le differenze tra profumi, struttura e persistenza. Dalle note più fresche e vegetali fino a quelle più aromatiche, morbide e complesse, con sentori fruttati, ogni tè ha raccontato come il territorio e le tecniche di lavorazione influenzino il risultato finale.
Il tè indiano è lavorato principalmente con il metodo ortodosso, articolato in cinque fasi: appassimento, arrotolamento, ossidazione, essiccazione e selezione. In alcuni casi questo processo può essere meccanizzato. Sono stati gli inglesi a introdurre il sistema di imbustamento, dando origine al tè in filtro: una soluzione che ha permesso di aumentare la produzione e ridurre i tempi, mantenendo comunque caratteristiche qualitative ben definite.
La degustazione si è rivelata quindi un’occasione concreta per conoscere più da vicino il tè indiano, comprenderne le peculiarità e approfondire il legame profondo con i territori di origine.




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